Intrecci Creativi – Fotografie Selezionate

Intrecci Creativi – Fotografie  Selezionate

Quest’anno l’Associazione Fantalica propone a tutti i corsisti un progetto nuovo e fresco: Intrecci Creativi.
Vuole essere un progetto che mette in comunicazione l’ARTE a 360° all’interno dell’associazione: saranno coinvolti quanti più soci possibili per mettere in atto un “effetto domino” che non escluderà nessuno.
Il tema dato e che farà da filo conduttore per ben 6 mesi di lavoro, quest’anno, è: LA CITTA’.
Non una città specifica, ma “la città” che viviamo quotidianamente, la città in un viaggio, la città in un incontro….fatta di strade, persone, edifici e pezzi di cielo sempre diversi.

Il via viene direttamente dai soci coinvolti nei corsi di fotografia di I° e II° liv.

Siamo fieri e orgogliosi di presentarvi le fotografie selezionate che quest’anno ispireranno il progetto.

Annalisa3by Annalisa Lincetto

Eleonora2by Eleonora Borreggine

giulia3by Giulia Zampieri

LUCAby Luca Menegozzo

Luca2by Luca Menegozzo

marcoby Marco Salmaso

MICHELEby Michele Posenato

Paoloby Paolo Zampieri

sara3
by Sara Tramarin

andrea2by Andrea Sbettega

On Writing – Stephen King

 On Writing – Stephen King _ Lettera 22

 

 

I personaggi di fantasia arrivano direttamente dalla vita reale?
Certo che no, almeno non in tutto e per tutto.
Cercate di evitare questo rischio, se un bel mattino non volete essere querelati o stecchiti da una pallottola mentre raggiungete la buca delle lettere.

Immagine correlata

Per me, ciò che accade ai personaggi con il dipanarsi della storia dipende esclusivamente da quanto scopro su di loro cammin facendo.
Da come crescono, in altri termini.
A volte maturano soltanto un po’, ma se invece prosperano rigogliosi, cominciano a influenzare il corso della narrazione e non viceversa.

Sono convinto che i lavori migliori finiscano con l’essere incentrati più sulla gente che sugli avvenimenti, un modo diverso per dire che sono basati sui personaggi. Comunque, superata la lunghezza di un racconto (dalle duemila alle quattromila parole, per esempio), in genere rifuggo dal cosiddetto approfondimento psicologico. A conti fatti, deve essere la storia a comandare.

Annie Wilkes, l’infermiera che tiene prigioniero Paul Sheldon in Misery, potrà sembrarci una psicopatica, ma non va dimenticato che lei si reputa equilibrata e sana di mente.

Risultati immagini per Annie Wilkes

O addirittura un’eroina sotto assedio che si sforza di sopravvivere in una terra ostile.
Pur essendo lampante che soffre di pericolosi sbalzi d’umore, ho cercato di evitare dichiarazioni esplicite tipo: “Quel giorno Annie era abbattuta, forse prossima al suicidio” o “Quel giorno Annie aveva un’aria particolarmente felice”.
Se mi fosse toccato spiegarvelo, avrei perso.

Se invece vi mostro una donna taciturna, con i capelli sporchi, che si strafoga di dolciumi, lasciandovi giungere da soli alla conclusione che nella fase depressiva di un disturbo bipolare, allora ho vinto.
Se poi sono stato capace, anche soltanto per un attimo, di farvi vedere il mondo con i suoi occhi, di spingervi a capire la sua follia, l’avrò resa una figura con la quale simpatizzare e identificarsi. Come risultato, sarà ancora più terrorizzante, perché vicina alla realtà.

Ritengo sia lecito chiedere se Paul Sheldon sono io. In parte sì… ma se continuerete a scrivere narrativa, scoprirete che in tutte le vostre creature c’è un pezzettino di voi. Quando vi domandate come si comporterebbe un certo personaggio in una determinata circostanza, prendete una decisione basandovi su ciò che fareste voi… o non fareste, se si tratta del cattivo della situazione. A queste trasposizioni di voi stessi si aggiungono le abitudini del prossimo, gradevoli o meno.

(Stephen King, On Writing)

Il viale del giardino – Claude Monet

Il viale del giardino – Claude Monet

Claude_Monet_Gartenweg

Il giardiniere, con i suoi arbusti e i suoi cespugli,  fa quello stesso
che il poeta fa con le parole: le compone insieme in tal guisa da
far sì che esse sembrino insieme nuove ed eccezionali e insieme
come la prima volta significhino interamente se stesse, non altro
rammemorino che se stesse.
                                                                          H. von  Hoffmannsthal

I PERSONAGGI

I PERSONAGGI

 

img-personaggi
I personaggi non nascono da un corpo materno come gli esseri umani, bensì da una situazione, da una fase, da una metafora, contenente come in un guscio, una possibilità fondamentale che l’autore pensa nessuno abbia mai scoperto o sulla quale ritiene nessuno abbia mai detto qualcosa di essenziale.

Ma non si dice forse che un autore non può parlare che di se stesso?

Guardare impotenti nel cortile, senza sapere che cosa fare; sentire l’ostinato brontolio della propria pancia nell’attimo dell’esaltazione amorosa; tradire e non potersi fermare sulla bella strada dei tradimenti; alzare il pugno nel corteo della Grande Marcia; esibire il proprio umorismo davanti ai microfoni nascosti dalla polizia; tutte queste situazioni le ho conosciute e vissute io stesso, e tuttavia da nessuna di esse è sorto un personaggio che sia me stesso col mio curriculum vitae. I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate. Per questo voglio bene a tutti allo stesso modo e tutti alo stesso modo mi spaventano: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato. È proprio questo confine superato (il confine oltre il qual finisce il mio io) che mi attrae. Al di là di esso incomincia  il mistero sul quale il romanzo si interroga. Un romanzo non è una confessione dell’autore, ma un’esplorazione di ciò che è la vita umana nella trappola che il mondo è diventato.

 

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere

 

personaggi

Milan Kundera a modo suo ci ha spiegato come dev’essere un personaggio.

Ma quali sono i punti fondamentali da seguire?

Partiamo dai fondamenti e azzardiamo la frase: “I personaggi sono, o dovrebbero sembrare, esseri umani.”

Diciamo pure che come noi abbiamo pregi e difetti, è bene che anche i nostri personaggi dimostrino caratteristiche salienti: punti di forza e difetti, lati oscuri.
Spesso pensiamo che essendo personaggi nati dalla nostra fantasia non siano tenuti a essere umani.

È proprio qui che ci sbagliamo!

Non esistono persone sempre uguali a sé stesse… a meno che non siano affette da gravi problemi mentali! Non si cambia umore a ogni frase, sebbene l’umore sia spesso mutevole e affetto da cambiamenti talvolta repentini.

Sì, è vero, in una giornata ci possono capitare mille cose e le cose possono “girare” in infiniti modi, ma non è possibile passare dalla tragedia più cupa all’esaltazione più stolida nella stessa pagina.

Nessun essere umano si comporta così!

Quando da lettori ci imbattiamo in un personaggio, spesso siamo portati a fare le stesse osservazioni che riserviamo alle persone con cui abbiamo a che fare nella nostra realtà. Diventa inevitabile mettere a confronto situazioni fittizie, compiute dai personaggi della storia, con quelle che potremmo vedere nel nostro quotidiano.

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I comportamenti esteriori dei personaggi narrativi, in altri termini, devono essere riconoscibili.

Ma attenzione: riconoscibili non significa prevedibili!

La prevedibilità infatti è sinonimo di noia.

Nella descrizione del personaggio va pertanto delineato con assoluta precisione il lato in luce (l’esteriorità, le qualità visive, percettive, comportamentali che lo rendono riconoscibile) con il lato in ombra (l’interiorità, ciò che non può essere percepito con uno sguardo esterno, la parte nascosta).

Spesso il contrasto fra luce e ombra è all’origine di personaggi memorabili poiché da tale contrasto nasce l’elemento di conflitto interiore che porta il personaggio a trasformarsi, sempre in maniera coerente con la propria natura.