Allieva a Fantalica pubblica sulla collana Italia Felix

Racconti dalle tombe di parigi
Loretta Franceschin, allieva di scrittura creativa presso l’Associazione Fantalica, ha pubblicato un racconto nell’antologia “Père-Lachaise. Racconti dalle tombe di Parigi”  che appartiene alla collana Italia Felix di Ratio e Revelatio. L’insegnante del corso, Laura Liberale, co-curatrice della collana, ci offre un assaggio del racconto.
Buona lettura!

Tarlo

“Se solo qualcuno si fermasse un po’ di più da noi… Invece vanno tutti dritti verso la Bernhardt o la Trintignant. Sul nostro semplice basamento di marmo hanno messo una targa: “Souvenance de cinéphiles”.
La nostra storia, fin da quella prima volta a Saint-Paul-de-Vence, è sempre stata sotto gli occhi di tutti, le nostre imprese – e intendo i film e i concerti – commentate, apprezzate. Denigrate, anche, con la giusta distanza che si deve a chi si è conquistato la fama. Gli intellettuali che abbiamo frequentato a Parigi e che venivano a trovarci ad Autheuil ci mettevano al riparo da quella quotidianità di chi vive alla giornata e percorre anonimo le stesse strade.
Noi eravamo altrove. Noi eravamo il mondo. Le discussioni sulla poesia, sul Partito Comunista ci appassionavano, sì, ed eravamo sinceri quando, nel ’56, abbiamo parteggiato per gli ungheresi. Ma dentro, nel nostro intimo voglio dire, saremmo stati pronti a rinunciare ai nostri sofà nei salotti ben illuminati?
Che fossimo dei privilegiati, questo lo sapevamo. Che, bene o male, sentissimo che la nostra esistenza aveva un senso per la gente, anche questo ci era chiaro. In fondo, e negli anni cinquanta avevamo appena cominciato, accettavamo di girare delle pellicole che raccontavano storie di oppressione, di malvagità, di ingiustizie. La bellezza in disarmo, a contare era l’espressione del volto, erano i gesti del corpo. Nessuna risposta a quella domanda dunque, se non: facciamo la nostra parte.
Ci amavamo, come ci amavamo! Il nostro essere l’uno per l’altra era così intenso che sapeva badare alla tentazione di sentirsi sempre sulla scena, di trovarsi davanti a un pubblico che ti adora o semplicemente che si aspetta da te una perfetta interpretazione.
Fino a che non è arrivata lei. Era fatale che succedesse. Ma non con lei […]”

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