L’ultima pagina di Giulia Pretta – Presentazione

Presentazione di L’ULTIMA PAGINA di GIULIA PRETTA edito da Ciesse Edizioni, in collaborazione con l’associazione culturale Fantalica e il laboratorio di Scrittura Creativa “Lettera 22”.

PRESENTAZIONE LIBRO ” L’ULTIMA PAGINA ” di GIULIA PRETTA

Giovedì 18 Aprile 2019
ore 18.30
presso la libreria “Il Mondo che non vedo”
via Beato Pellegrino, 37, Padova.
Dialogherà con l’autrice: Laura Liberale

“Mark Holden è uno scrittore londinese di thriller. A seguito di uno scippo finisce in ospedale, ma a parte qualche ammaccatura e il furto della borsa di pelle in cui conservava la sua agenda, non ha perso nulla. La sua paura di essere vittima di qualche amnesia viene esclusa.
Mark sta cercando di terminare il suo ultimo lavoro, una trilogia che ha come protagonista l’avventuroso Mister Harris, ma il suo sogno è quello di dedicarsi al teatro, come ogni autore inglese che si rispetti. Visto il successo dei suoi thriller, sa che la proposta sarà osteggiata, ma essere il migliore amico dell’editore sarà d’aiuto.
L’unico elemento di novità è l’arrivo di una nuova vicina, Judy Morgan. I due legano immediatamente. La ragazza addirittura riesce a trovare un artigiano in grado di rifare la borsa di cuoio rubata: per Mark però questa borsa nuova identica a quella vecchia trasmette una strana sensazione, quasi di déjà-vu. Come se lui e Judy si conoscessero da molto più tempo. Come se l’ipotesi di un’amnesia non fosse più così inverosimile.”

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Premio letterario per autori esordienti di narrativa breve

Lancio iniziativa

Incontro in occasione di Book Pride (Milano, 15-17 marzo 2019): “Come sta il racconto?”, un momento di confronto sullo stato di salute del racconto nella narrativa e nell’editoria italiana oggi. Ne parlano lo scrittore Luca Doninelli, Emanuele Giammarco (Racconti edizioni) e Dario De Cristofaro (Flanerì/Effe). Modera Benedetta Centovalli.
Mario Marchetti concluderà con il lancio del call per racconti inediti con tema “Ogni desiderio”, ideato quest’anno dal Premio Calvino.

Requisiti di partecipazione

Racconto inedito di max. 12.000 battute (spazi inclusi), tema “OGNI DESIDERIO” (tema di Book Pride).

Unico requisito: l’autore non deve aver pubblicato alcuna raccolta autonoma di racconti. 
Ogni autore può partecipare con un solo racconto.

Modalità

Mandare la propria candidatura all’indirizzo iscrizioni@premiocalvino.it con oggetto “RACCONTI INEDITI” indicando:

Nome.
Cognome.
Pseudonimo (solo se strettamente necessario).
Luogo e data di nascita.
Residenza.
Recapiti (email e telefono).
Pubblicazioni precedenti.

Allegare l’incipit del racconto con cui si intende partecipare (1.000 battute, spazi inclusi) in formato .doc, .odt o .rtf e un documento di identità.

Tempi e finalità della selezione

Mandare la propria candidatura a partire dal 1° aprile ed entro e non oltre il 14 aprile 2019.

Il direttivo del Premio selezionerà, a suo insindacabile giudizio, 20 incipit e pubblicherà sul sito del Premio (www.premiocalvino.it) la lista dei selezionati in data 19 aprile. Contestualmente verrà richiesto l’invio del racconto completo, da far pervenire non oltre il 22 aprile.

Tra i 20 selezionati il direttivo sceglierà una rosa di 10 racconti finalisti. I nomi verranno pubblicati sul sito in data 29 aprile 2019.

Premiazione

Il racconto vincitore verrà pubblicato su Cattedrale, l’Osservatorio sul racconto, e l’autore riceverà in omaggio la partecipazione a un corso o a un seminario organizzato da Cattedrale per l’anno 2019/2020.

Ai 10 autori verrà offerta la scheda di lettura e un colloquio individuale a cura del Premio in occasione del Salone del libro (Torino, 9-13 maggio 2019) da svolgersi nella giornata di sabato 11 maggio in orario da concordare. La presenza dell’autore al Salone del libro è perciò essenziale.

L’incontro di chiusura si terrà sabato 11 maggio alle ore 18.30 presso il Salone. Interverranno Rossella Milone e Giorgio Vasta. Rossella Milone presenterà i racconti finalisti e annuncerà il vincitore. Letture di Eleni Molos.

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Prontuario per autori di racconti

Cos’è che rende interessante un racconto?

Dopo più di due anni trascorsi – insieme ai miei compagni di ventura –  a leggere racconti inediti e ad approfondire autori che di questa forma breve hanno fatto il loro cavallo di battaglia, risponderei così: un racconto che funzioni è come una goccia che scava nella roccia, trafigge e si insinua lentamente ma il lettore colpito tornerà a rileggerlo più e più volte perché sa che, ogni volta, vi troverà qualcosa –  un dettaglio, una parola, un richiamo, una citazione – che alla prima lettura gli era sfuggita.

Ma il lettore da cosa viene colpito?

Credo dalla capacità dell’autore di caratterizzare bene i personaggi, senza il soccorso di frasi fatte e l’abuso di stereotipi, dalla coerenza e attendibilità delle ambientazioni. Da una trama avvincente o unpunto di vista originale. Dallo stile narrativo scorrevole, da una punteggiatura sensata che non produca periodi interminabili o frasi mozze al fine di rallentare o aumentare il ritmo. Dalla scelta ponderata delle parole ricorrendo ai sinonimi quando è necessario, dalla costruzione delle frasi e dalla credibilità dei dialoghi, da un incipit folgorante o da un finale inatteso. Da tutte queste cose amalgamate a puntino nel breve spazio di un racconto, a cominciare dal titolo.

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La riedificazione di «È tempo di ricominciare»

Aspettando l’uscita di È tempo di ricominciare, il secondo volume della trilogia di Carmen Korn iniziata con Figlie di una nuova era, Giulia Pretta riflette sul tema della ricostruzione, un fil rouge che percorre tutto il romanzo.

Avevamo lasciato le quattro amiche alla fine della seconda guerra mondiale tra le macerie di Amburgo e di una Germania tutta da ricostruire. Ciascuna di loro e dei loro cari esibivano ferite più o meno profonde e qualcuno risultava ancora disperso in mezzo a un mondo turbinoso e incredulo dove la morte quasi non si decideva a fare spazio alla speranza di un futuro migliore. Queste donne che, prima come figlie o sorelle, e poi come mogli e madri avevano vissuto l’orrore di due conflitti, in questo nuovo capitolo sperano a bassa voce che il “mai più” che risuona in tutti i continenti non sia solo una vuota frase.

Il secondo volume della trilogia di Carmen Korn riparte dal marzo 1949. C’è chi è ad Amburgo e convive con le cicatrici lasciate dalla guerra come Henny che deve fare i conti con il tradimento ignobile del marito che ha portato all’arresto della sua migliore amica. Esiste chi non sa come tornare indietro, come Käthe. Chi senza il dramma del proibito e del rischio sente vacillare la propria passione, come Ida. E c’è chi dalle macerie e dai calcinacci vede la possibilità di una ricostruzione, come Lina e Louise.

Perché se in Figlie di una nuova era era il binomio vita-morte a unire Storia e personaggi, in È tempo di ricominciare è la ricostruzione il motore di tutto. Ciascuno a suo modo deve capire cosa fare di quanto la guerra ha lasciato e trarne il meglio. E questa ricostruzione si muove su due livelli: quella più strettamente materiale e quella emotiva.

Quella materiale trova facile gioco. Amburgo, un insieme di rovine e calcinacci dopo i massicci bombardamenti, è pronta a farsi rimettere a nuovo e a offrire possibilità. Emblematiche sono Lina e Louise che, insieme al socio Momme, decidono di abbandonare del tutto la loro vita precedente, cioè l’insegnamento e il teatro, e di aprire una libreria intitolata a Kurt Landmann che non avrà mai la possibilità di partecipare a questa rinascita.

Una libreria dove arredi rotti e vecchi non devono trovare posto, ma essere latori di un nuovo periodo, di una nuova stagione dove i libri possono stare senza timore tra gli scaffali e non tra le fiamme dei roghi.

Per alcuni non c’è riparazione a quanto fatto dalla guerra. È il caso di Käthe che, come annunciato dal finale dipinto di speranza del romanzo precedente, è tornata dal campo di concentramento, ma non sa nulla di Rudi e non riesce a trovare la forza di ricominciare. Si circonda di distruzione vivendo in baracche fatiscenti o barconi mezzo affondati e procurando aborti come se volesse fare terra bruciata intorno a sé e non permettere neanche a un germoglio di vita di comparire.

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