Festival del Cinema d Venezia. Miglior sceneggiatura

Il 70° concorso della Mostra del Cinema di Venezia si è da poco conclusi e ormai tutti parlano dei vincitori. La giuria, presieduta da Bernardo Bertolucci, ha assegnato il Leone d’oro al film Sacro Gra diretto dal regista italiano Gianfranco Rosi. Il Gran premio della Giuria è stato assegnato “Stray dogs” di Tsai Ming-Liang mentre i migliori attori sono Elena Cotta per il film Via Castellana Bandiera di Emma Dante e Themis Panou di Miss Violence del regista greco Avranos Ma nessuno parla di chi ha vinto il premio per la miglior sceneggiatura..

La miglior sceneggiatura è andata a Steve Coogan e Jeff Pope per la pellicola “Philomena” di Stephen Frears. Il film racconta la storia di Philomena che dedicò quasi tutta la sua vita a cercare il figlio dato in adozione dalle suore del convento che si presero cura di lei quanto era una giovane “donna caduta nel peccato”.

Ecco cosa ne pensa il regista Stephen Frears “Sono rimasto affascinato dal soggetto e la prospettiva di lavorare ancora una volta con Judi Dench era molto emozionante. Una volta che il mio appetito è stato stimolato, mi sono messo al lavoro con Steve Coogan e Jeff Pope alla sceneggiatura e abbiamo raggiunto un sottile equilibrio, una delicata commistione di una storia tragica con un bel po’ di umorismo: ci sono tristezza e felicità allo stesso tempo. Si tratta di un film su una strana coppia, su uno straordinario viaggio on the road affrontato da uno scaltro giornalista e da un’anziana signora. Judi è un’attrice assolutamente meravigliosa con cui lavorare e sono convinto che in questo film offra l’interpretazione della sua vita, accanto a Steve Coogan che recita con una profondità di perfezione assoluta e straordinaria. Coogan è interessante, brillante e ha una formidabile intelligenza morale. Nel conoscere la vera Philomena Lee sono rimasto stupito quando ha espresso il desiderio di visitare il set, cosa che ha fatto il giorno della sconvolgente scena del bucato. È una donna magnifica che non sa cosa sia l’autocommiserazione, una persona molto schietta che ha assistito alla scena senza scomporsi. Malgrado tutte le ingiustizie che ha subito, ha conservato la sua fede religiosa”

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